Ho conosciuto Arno Stern – 27.02.2014

Sabato mattina sono andato ad ascoltare la mia amica Maria Pia Sala www.atelierdellatraccia.it  architetto appassionata di pittura e bambini, che ha illustrato ad una attenta plateaarno stern la figura e l’opera di Arno Stern (vedi foto qui a fianco).  Stern ha studiato per tutta la sua vita le caratteristiche universali dell’atto del tracciare dei segni su una superficie, da parte dei bambini innanzitutto, ma insiti (e spesso sepolti) in qualunque adulto.   Lo studio di Stern si astiene da ogni interpretazione soggettiva della traccia, e ne stimola la manifestazione nelle condizioni più libere possibile da pressioni e influenze.  Stern, nel 1946, a 22 anni, è chiamato in un istituto per orfani di guerra, dove ben presto fa dipingere i bambini e comprende immediatamente il ruolo primordiale del gioco che provoca.  arno sternApre in seguito un atelier a Parigi, divenuto celebre negli anni ’50 con il nome di “Académie du Jeudi”, e lì rimasto attivo per 33 anni prima d’essere trasferito, nel 1983 in un’altra zona di Parigi.  Arno Stern partecipa a numerosi congressi  e tiene corsi in tutto il mondo; crea alcuni Ateliers in ospedali ed edifici pubblici, mentre praticanti da lui formati ne istallano in IMP, scuole, centri sociali, istituzioni culturali.  Allarga il campo dei suoi studi soggiornando presso le popolazioni di Mauritania, Perù, Niger, Afghanistan, Etiopia, Guatemala, Nuova Guinea, riscontrando che gli elementi base delle tracce si trovano dappertutto.  arno stern 3L’atelier proposto da Arno Stern deve essere  un luogo che metta la persona al riparo da pressioni ed influenze; in cui la presenza degli altri è intesa nell’accezione di compagni di gioco che condividono il suo carattere di non-comunicazione e di normalità delle tracce; in cui la la presenza di un tutore non giochi il ruolo di figura di riferimento, né quello di destinatario di ciò che viene formulato, bensì quello di un servitore. 

 

4 pensieri su “Ho conosciuto Arno Stern – 27.02.2014

  1. Antonio

    L’assoluta libertà di espressione di quei bambini può continuare anche in un’espressione artistica da adulti. Ma il bello del mestiere dell’architetto sta proprio nel conciliare questa libertà con le esigenze della committenza (in alcuni casi di se stesso) o in generale con le funzioni che l’opera finale deve avere. Ciò può avvenire in diversi modi: da Mies a Gehry alle più strampalate forme che si vedono in alcuni progetti odierni.

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  2. mitem

    Il piacere dello scarabocchio è unico, meno è “sensato” e più mi piace. Non so se c’entra con la traccia di cui tratta Arno Stern, ma tra le mie opere migliori ci sono i foglietti volanti pieni di segni fatti chiaccherando al telefono…

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  3. Maria Pia

    Grazie Paolo! E’ proprio importante divulgare il più possibile, affinchè le persone abbiano maggior rispetto degli “scarabocchi”, sia dei bambini che degli adulti.
    La libera espressione di cui parla Arno Stern, non ha nulla a che fare con l’arte, ma con una memoria organica universale che si manifesta nella traccia di tutti gli individui del mondo. Ecco perchè la maggior parte delle persone sente l’esigenza di “scarabocchiare”… e si rilassa molto. E’ un gesto spontaneo, non solo per i bambini. In qualunque posto del mondo siate… provate a verificare se c’è un atelier ispirato ad Arno Stern, dipingere in uno spazio dedicato è un’esperienza ancora più forte. Accertatevi però che le persone che hanno l’importante ruolo del servitore si siano formate con lo stesso Stern o con suoi collaboratori!

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