Le ombre di Martinelli – 23.01.2014

Cosa sono le ombre ?   Le proiezioni dei nostri corpi sotto il sole, risponderete.  Ma c’è chi le trasforma in qualcosa di diverso, in qualcosa di più.   Tutti conosciamo le ombre cinesi, che dall’antichità e fino ancora ad oggi continuano a stupirci, commuoverci, divertirci come molte altre formel'ombra di Lucio teatrali. Ma ci sono anche artisti contemporanei, e più vicini a noi, che ne fanno materia (evanescente) della loro ricerca e della loro poetica.  Uno di questi è il trevigiano Mario Martinelli, che da più di vent’anni cerca (riuscendoci) di “tirar fuori un’anima” dall’ombra.    Effimere presenze della nostra esistenza,  stupite scoperte di sé e dell’evento della propria scomparsa, le paris-un_mur_pourl'enfance 2006ombre di Martinelli ci colpiscono e ci stupiscono.    ” … Col sentimento struggente d’una possibile scomparsa dell’uomo, Martinelli ferma l’ombra del passante e gliela presenta come un altro sé, monumento effimero al miracolo breve dell’esistenza. Si creano così nuove relazioni tra memoria, inconscio e spazio urbano….”  (Pierre Restany).  E’ bello girare per le strade delle città del mondo imbattendosi in queste ombre poetiche.             Che siano le strade di Bologna con la l'ombra della sera 1990struggente  “”ombra di Lucio” (2013) foto in alto;  che siano le strade di Parigi, percorse a naso in sù per godersi i due bambini in altalena proiettati sul “mur pour l’enfance” (2006) foto in mezzo; o qualunque altra città  in cui ci si possa imbattere in qualcosa di simile alla malinconica “ombra della sera” (1990) foto in basso, Martinelli ci auta a sognare, e a farci comprendere che un muro non è solo un muro, e un’ombra non è solo un’ombra.

Un pensiero su “Le ombre di Martinelli – 23.01.2014

  1. Mario Martinelli

    Caro Paolo, torno solo ora da fuori dove non mi porto mai niente per connettermi, perché mi piace (anche) la lontananza. Così dopo quasi una settimana di assenza accendo il computer e trovo, con piacere, il tuo messaggio e la tua nota sul mio lavoro con l’ombra. O meglio sulla seconda parte del lavoro. Forse perché è quella che “abita” i muri e tu da bravo architetto… Ma poiché ti definisci anche giocoso non ti sarà sfuggita la prima parte, quella giocosa appunto. Ma ora non è tempo e devo disfare la valigia. Se domani riesco a tornare sul posto (non sono tanto pratico di Fb) magari mi piacerebbe tornare sull’ombra (che gode di un grandissimo spessore di senso) e soprattutto andare a vedere quello che fai, o architetto giocoso. Per intanto grazie e stammi bene. Mario

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